Biografia e immagini
di Suor M. Teresa (Clotilde) Bertozzi, "anima e passione" delle Suore
Figlie di N.S. della Misericordia, nell'Istituto N.S. del Carmine di
Santa Margherita Ligure (GE) dal 1937 alla sua morte 34 anni dopo, nel
1971.
Redatta e qui riunita dal
pronipote Paolo, a beneficio di chi la conobbe e dei posteri.
Chiunque abbia foto, storie, notizie relative alla storia e
vita dell'Istituto N.S. del Carmine o delle Suore Figlie di N.S. della
Misericordia che lì operarono, può inviare immagini e testi a
questo indirizzo. Saranno vagliate e possibilmente aggiunte al sito.
Quando
Clotilde nacque il 4/6/1895 a Rocca San Casciano (Forlì), suo padre
Achille, calzolaio, aveva 39 anni e sua madre
Adelaide 25. Era la prima di quattro figli,
nati nell'arco di nove anni probabilmente nella classica sequenza di
nascite "alla ricerca del maschio", infatti terminate con la nascita del
primo figlio, lo sfortunato Alfredo, nato nel
1904 e deceduto durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, a causa di
un banale incidente (partì un colpo, accidentale e mortale, dalla sua
stessa arma mentre scendeva da una camionetta).
Mia nonna Luisa, (la terza sorella, di sette anni più giovane della
futura Suor M.Teresa) mi raccontava negli anni '70 che Clotilde aveva
avuto la "Chiamata" molto giovane, e che inizialmente (credo verso il
1915-16, quindi a circa vent'anni) aveva scelto un convento di clausura.
Il padre Achille, fermamente contrario all'idea di vedere da quel
momento e per tutta la vita la propria figlia primogenita "dietro una
grata, come in prigione", tanto fece che la convinse a cercare una
Congregazione più "aperta", spingendola così verso l'impegno lavorativo
e sociale che doveva connotare tutta la sua vita.
Molta parte di ciò che leggete
da qui in poi, e soprattutto il seguente capitolo "L'Opera", proviene
dal necrologio redatto nel 1971 dalle sue Consorelle e distribuito in
forma ciclostilata in diverse copie, una delle quali arrivò a mia nonna
Luisa.
Entrò quindi "in Religione" a 22 anni, il 9/8/1917, direttamente
all'Istituto del Carmine di Santa Margherita Ligure, finalmente in una
posizione "di gradimento" di suo padre, che evidentemente l'aveva avuta
vinta.
All'inizio delle scuole a S. Margherita Ligure sostituiva Suor Candida
Carrà, che per malattia non poteva riprendere la Scuola.
Era allora Superiora della Casa Suor Vincenzina Vattuone, poi Madre
Generale, che la formò secondo lo spirito della
S. Rossello con mano forte ed affettuosa
e la preparò alla Vestizione, che avvenne il 7 marzo 1918.
Finito l'anno del Noviziato dopo la Professione Religiosa l'8 marzo
1919, ritornò a S. Margherita L., dove riprese la scuola sempre come
supplente (Una rara immagine del 1919 è visibile qui sotto).
In seguito a questa sua esperienza i Superiori la chiamarono a Savona il
27 settembre 1920 per completare gli studi nella Scuola Normale di
Savona con la Maestra Marianna.
Finiti gli studi, fu mandata alla Scuola Comunale di
Gallaneto (Genova); ammalatasi dopo un anno di scuola e curata
all'infermeria della Casa Madre,
ritornò nel 1926 a S. Margherita Ligure, dove furono Superiore Suor
Amabile Caraffini prima e poi Suor
Clotilde Enrico (1887-1937).
Qui divise il suo insegnamento tra classi elementari e superiori,
chiamate sesta, settima ed ottava e dal 1931, con l'Autorizzazione del
Ministero, divennero Scuole Magistrali Inferiori.
La sua attività si svolse quindi sempre nella scuola e nella assistenza
alle orfane, opera per cui era stata istituita la Casa fin dal 1866 dopo
accordi presi direttamente con la S. Madre
Rossello dal Parroco Rollino a
Canepa di Sori (GE).
Dopo la morte prematura della
Superiora Suor Clotilde Enrico, mancata a 50 anni il 4 marzo 1937,
Suor Teresa fu nominata superiora della Casa il 17 settembre 1937.
Da allora la sua vita fu tutta dedicata alla formazione delle suore, che
raggiunsero il numero di quattordici nell'immediato dopoguerra, e
all'educazione delle orfane che numerose venivano accolte, prive di
tutto, nella Casa, che a poco a poco ella rendeva sempre più funzionale
grazie all'aiuto delle offerte che provenivano dalle persone che ella
sapeva avvicinare ed interessare ai problemi di tale opera, nata povera
e per le povere e che si dibatteva in strettezze che l'Amministrazione
non riusciva a sanare data la svalutazione del lascito dei Fondatori e
per questo si sosteneva solo col lavoro e col sacrificio delle Suore.
Le alunne esterne aumentavano, le Scuole erano sempre più richieste per
l'insegnamento coscienzioso e valido delle Religiose, per questo -dopo
le pratiche necessarie- il 17 maggio 1940 veniva riconosciuta legalmente
la Scuola Media.
Tra il 1940 e il 1943, in soli tre anni, la famiglia di Suor Teresa fu
decimata: nel 1940 mancò la madre, a 69 anni; nel 1941 il padre, e nel
1943, nell'arco dell'anno, due dei tre fratelli e sorelle: la sorella
amatissima Ida, di soli 43 anni, e il fratello Alfredo, a causa
dell'incidente più sopra ricordato.
Suor Teresa era comunque già
completamente dedicata alla sua missione: nel periodo bellico spostò la
Scuola e la Comunità in una villa sulla collina di Nozarego, dove,
lontane dai pericoli del bombardamento, le alunne potevano frequentare
tranquillamente le lezioni.
La foto qui sotto è datata sul retro "Maggio 1943", e mostra tutto il
gruppo di combattive e occupatissime Consorelle di fronte alla scalinata
di accesso della Casa:
Si prodigò con infiniti espedienti per ottenere gli approvvigionamenti
necessari al vitto di tutte, nulla mancò durante la guerra alle Suore e
alle Ricoverate.
In quel periodo il Provveditore agli Studi di Genova, che la stimava
molto, la pregò di ospitare la sezione femminile del Liceo Ginnasio
Larco tenuto dai
Padri
Giuseppini del Murialdo, che continuò fino al 1951 dopo di che,
d'accordo coi Padri Giuseppini e con l'Amministrazione della Opera, fu
chiesto il riconoscimento legale del Ginnasio Liceo, che fu concesso,
dopo insuccessi e pene, solo per il Ginnasio il 24 maggio 1954.
Una foto di quel periodo:

Il ritmo di vita della Scuola richiese l'accoglienza di Alunne della
Scuola Superiore come pensionanti, accanto al numero sempre crescente
delle Alunne assistite gratuitamente, che potevano accedere anch'esse
agli studi con le altre; questo contribuiva a dare una spinta economica
all'Opera e un buon nome all'Istituto, tanto che qualcuno osò dire che
"Suor Teresa sarebbe riuscita a istituire anche l'Università, se l'Opera
fosse stata di proprietà delle Figlie della Misericordia".
Ho trovato molte immagini private, tutte del periodo 1957-1970,
e ne mostro qui alcune.
"Regista" al matrimonio di mia madre, la sua nipote amatissima Giuliana,
il 15/7/1957:

Una foto molto allegra scattata al paese natale di Papa Giovanni XXIII,
del quale era molto devota. L'immagine mostra Suor Teresa che si
"appende", sorridendo, alla manica dell'imponente statua di bronzo del
Papa Buono, e -sulla destra- la statua come si presenta ai giorni
nostri.

Premiata dall'A.V.I.S. (Donatori di Sangue) probabilmente a metà anni
'60:

Nel Marzo 1965, una domenica di sole, di quiete e di allegria con le sue
consorelle e con i suoi parenti in visita da Genova:

Al lavoro, alla sua scrivania di Preside e Superiora, nel 1968:

Subì, in quel periodo, anche un furto, e conservava il trafiletto del
giornale locale che ne parlava:

La celebrazione del cinquantenario della vestizione, nel marzo 1968: la
riproduzione del "santino" e una foto della funzione. Ricevette,
nell'occasione, anche una medaglia dal Comune di Santa Margherita (terza
foto).

L'ultima foto della data memorabile del cinquantesimo è con noi... di
casa: mia madre Giuliana, ormai da tempo separata da mio padre che
lasciò la famiglia immediatamente dopo la mia nascita, l'autore di
queste pagine a sette anni, Suor Teresa fiera e... medagliata, e la
sorella minore e mia nonna Luisa.

Una foto serena durante una gita a Venezia, nel maggio 1969, con le sue
alunne e la sorella Luisa:

L'ultima foto che ho di mia zia, fiera e in piedi, prima della malattia,
risale al giorno della mia Prima Comunione, il 31 maggio 1970:

Rimase alla guida dell'Istituto
fino alla sua morte nel 1971.
Per quanto posso ricordare, si ammalò di cancro verso il 1970, e alla
fine del 1970 o nei primi mesi del 1971 le fu amputata una gamba, nel
disperato tentativo di salvarle o almeno prolungarle la vita, in realtà
prolungandole solo le sofferenze. Qualcuno, nella primavera 1971, le
mandò in una busta una presunta reliquia di Papa Giovanni XXIII, il Papa
Buono che pure aveva tanto amato, per propiziare una guarigione
miracolosa. La rifiutò, non volendo cedere ad una tentazione che nel
momento della grave malattia le sembrava troppo vicina alla
superstizione. In una caldissima e serena giornata di piena estate,
venerdì 13 agosto 1971, finalmente smise di soffrire. Avevo appena
compiuto dieci anni, e mi fu chiesto di stare tranquillo nel giardino
mentre i miei si stringevano intorno alla buona e cara zia che se ne
andava per sempre. Il silenzio improvviso e assoluto di tutti gli
abitanti del giardino intorno alla Casa, dalle galline nel pollaio agli
uccellini sugli alberi, mi fece capire che qualcosa di speciale era
passato ed aveva cambiato vita. Poco dopo vidi uscire i medici.
Il funerale, molto solenne, si tenne il lunedì successivo, 16 agosto.
Da allora riposa nel cimitero di
Santa Margherita Ligure (GE), nella tomba riservata a lei ed alle sue
Consorelle grazie ad un lascito di una benefattrice locale.
Il 16/1/2010 ho potuto visitare
per la prima volta da molto tempo la tomba di mia zia e delle consorelle
di Santa Margherita. Ecco come si presenta la tomba:

La parete di sinistra è occupata da undici immagini di consorelle
sepolte o ricordate a Santa Margherita. Nella sezione di sinistra appare
mia zia e le sue care Suor Cesira e Suor Amelia:

Alla loro destra altre otto consorelle, che io personalmente non
ricordo, ma aspetto di ricevere notizie da qualche lettrice o lettore di
questa pagina.

La "Casa", o "Istituto NS del Carmine", in Via Cervetti Vignolo a Santa
Margherita Ligure (GE), è stata recentemente riaperta. Chissà cosa c'è
ora al posto della bellissima Cappella interna, che potete vedere qui
sotto il giorno della mia Prima Comunione:

Secondo il numero 1 del 2006 della rivista della Cooperativa Edile di
Modena, che potete leggere cliccando
qui, è stata completamente ristrutturata, ed ora si presenta come
potete vedere qui sotto:

il giardino con il vialetto che portava ad una grotta artificiale con
una grande statua della Madonna ora... è un parcheggio, in parte
pubblico e in parte privato. L'edificio, denominato "Ex-Carmine" negli
articoli di giornale come quello qui sotto, tratto dal quotidiano
genovese Il Secolo XIX del 3 aprile 2005, è destinato ad alloggi
di edilizia sociale.


L'Opera
La sua opera di Educatrice lasciò profonde tracce nelle numerose alunne
che frequentarono l'Istituto: aveva l'arte di vedere dentro l'animo
delle ragazze, di sgridarle per correggerle, di lasciarle con la parola
buona che gliele rendeva amiche. Cosi, dopo anni, fatte adulte,
ritornavano da lei, e fino alla fine dei suoi giorni ricevette le loro
confidenze, dava loro consigli. Aveva creato un gruppo numeroso in S.
Margherita, che gravitava attorno a lei e la sua conversazione diventava
ricercata, gradita, ricca di fascino come quella di S. Teresa d'Avila.
La Comunità, sotto la sua guida, conservò, attraverso le Suore Anziane,
le tradizioni di fedeltà allo spirito dell'Istituto e della S. Madre,
che aveva voluto quella Casa, ma che era stata aperta sei anni dopo la
sua morte.
Le Suore giovani che entravano in Comunità e che vi rimasero per pochi o
molti anni, erano preparate da lei ai Voti Perpetui; era un vero
juniorato che a un certo punto trovò riunite sei Suore dello stesso
gruppo di Noviziato.
Ella era il centro della vita comunitaria e la rendeva viva perchè la
vita religiosa fosse vissuta con serietà, inculcando lo spirito di
sacrificio delle prime Sorelle "il pane - diceva - si mangia con le
croste; lavoriamo per le anime, lavoriamo per aiutare l'Istituto".
Era sempre con la Comunità, nessuno mancava alla ricreazione; ella era
di facile parola, stava allo scherzo, raccontava aneddoti delle Suore
Anziane, ci teneva a dire che molte Suore della Casa divennero Superiore
di Comunità o Superiori Maggiori.
La sala comune era il luogo di lavoro per tutte, insegnanti o no, perchè
una sola luce fosse accesa: "Non era casa nostra, era delle ragazze
povere" diceva.
Faceva amare il lavoro, voleva che tutte imparassero i vari uffici,
dalla cucina al pollaio, dall'orto alla cura dei malati, dal ricamo alla
verniciatura, e li sapeva distribuire con saggezza secondo le capacità
di ciascuna.
Quando le Suore giovani dimostravano doti da utilizzare, informava i
Superiori, e molte Suore fece avviare agli studi superiori, pur privando
la Comunità di buoni soggetti.
Amava l'Istituto, ed era ossequiente ai Superiori. Severa con se stessa,
era severa anche con le Suore specie se delicate di salute: le curava
con ogni mezzo, "nessuna -diceva- andrà all'infermeria" e pregava perchè
nessuna, durante il suo superiorato, lasciasse l'abito o perdesse la
vocazione.
Nella sofferenza degli ultimi tempi, si poté capire come visse la sua
vita religiosa. Da giovane Suora il suo direttore spirituale fu Don
Lorenzo Solimano, il Parroco di S. Margherita, un santo Sacerdote, un
asceta, che influì sulla sua spiritualità, la lavorò, ne smussò le
angolature.
Infatti riconosceva di essere stata dura, talvolta, di aver offeso la
Consorella, di essere stata aggressiva e alla sera chiedeva scusa o
faceva trovare in camera un piccolo dono che significava tante cose.
Non fu mai sentita dire: "Che caldo!", "Che freddo!", neppure
nell'ultima malattia che la bruciava internamente, ed era estate, tanto
si era abituata a controllarsi. Riconosceva i suoi torti e con l'età
anche i suoi limiti, ma si scusava dicendo che si sentiva mamma con le
sue Suore, perchè molte erano state con lei più che con le loro vere
mamme, cioè dalla prima Professione al 25-esimo.
Seppe vivere il Vangelo della carità fino in fondo e sul serio, perchè
certe virtù piccole o grandi sono possibili solo a chi è educato alla
Scuola di Gesù e lo segue fino alla morte.
Tutto fu chiaro e si vide alla fine della sua vita: era una donna forte,
il che significa "o patire o morire", Teresa di nome e Teresa di fatto
come la santa d'Avila. "O più ancora, come questi ultimi tempi...
addirittura col suo patire e non morire... e ciò anche nell'ultimissimo
giorno della sua esistenza terrena: il venerdì 13 agosto, quando, pur
rassegnata e tanto affinata dal male, avrebbe voluto vivere ancora per
salvare altre anime coll'apostolato -almeno- del suo dolore. Stupendo!"
(dall'Omelia della Messa funebre 16/8/1971, Don L. Solimano).
Per quanto riguarda i ricordi dei suoi familiari, dei quali io sono
l'ultimo sopravvissuto tra quelli che la conobbero di persona, posso
mostrare due scritti autografi: il primo, nel quale mi suggeriva
amorevolmente come leggere una poesia di Natale a mia madre e a mia
nonna (sua sorella)... pensava anche alle nostre piccole sorprese
domestiche:

E poche righe di dedica al Vangelo regalatomi il giorno della Prima
Comunione:

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